Scrivo in merito al trattamento ricevuto dal signor T. (novantenne) in data recente presso il Pronto soccorso dell'ospedale Cardinal Massaia di Asti.
Dopo essere divenuto buon frequentatore di suddetto ospedale a partire dal 2009, in seguito a un intervento che comportò l'asportazione di prostata e vescica e l'applicazione di un'urostomia con tanto di tutori da sostituire ogni tre mesi, il signor T. cominciò a sopportare
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Scrivo in merito al trattamento ricevuto dal signor T. (novantenne) in data recente presso il Pronto soccorso dell'ospedale Cardinal Massaia di Asti.
Dopo essere divenuto buon frequentatore di suddetto ospedale a partire dal 2009, in seguito a un intervento che comportò l'asportazione di prostata e vescica e l'applicazione di un'urostomia con tanto di tutori da sostituire ogni tre mesi, il signor T. cominciò a sopportare con sempre minor facilità la propria nuova e mutilante condizione.
Giunto all'esasperazione e guidato dalla scarsa cognizione a cui porta l'avanzare degli anni, in una notte di metà ottobre il signor T. in seguito a un risveglio alquanto umido nel proprio letto, cede a uno stato d'ira momentaneo e si strappa stomia e tutori.
Portato d'urgenza al Pronto soccorso, subisce un cambio dei tutori e della stomia in sala raggi e viene poi ricoverato nel reparto di urologia, da cui verrà dimesso la sera del giorno seguente.
La preoccupazione suscitata dal comportamento del signor T. nella propria famiglia fa sì che i membri di quest'ultima provvedano ad accompagnarlo a una visita geriatrica durante la quale vengono prescritti nuovi esami e nuove visite e si danno istruzioni affinché venga seguita una terapia che stimoli la circolazione del sangue e quindi l'attività a livello cerebrale.
Per una decina di giorni le cose vanno abbastanza bene, fino a che una notte il signor T. comincia a lamentarsi per dolori addominali proprio al di sotto della stomia.
Qui ha inizio la nostra storia. Il medico di famiglia in mattinata scrive un'impegnativa non urgente per il Pronto soccorso e consiglia che il signor T. venga ivi recato in caso continui a lamentare dolori di pancia.
Nel primo pomeriggio il signor T. fa la sua comparsa al Pronto soccorso. Qui subisce un prelievo del sangue e viene sistemato in attesa su di una sedia a rotelle per la maggior parte del pomeriggio. Il medico del Pronto soccorso lo visita, non si spiega il dolore addominale, ma rileva un livello troppo elevato della creatinina (un agente avvelenante prodotto dal malfunzionamento dei reni) e dichiara che dovrà essere tenuto sotto osservazione per la notte, promettendo un posto letto non si sa dove e le dimissioni per il giorno dopo.
Il parente insieme al signor T. fa presente al personale infermieristico che la stomia si è un po' staccata e ha cominciato a perdere, ma ogni infermiere risponde prontamente "Sì, subito" oppure "Ora le mando il mio collega" per poi scomparire dietro l'angolo e non ripresentarsi più fino alla fine del proprio turno.
Il signor T. affronta ancora coraggiosamente un'ecografia e finalmente verso le nove di sera viene sistemato in un letto dell'Osservazione Breve Intensiva, sempre all'interno del Pronto soccorso.
Anche qui si fa presente alle infermiere che la stomia perde e va cambiata, al che esse si dileguano e fa la sua comparsa un'inserviente che gli tampona l'addome con una traversa e chiede al parente se è pronto a trascorrere la notte lì, facendo tanto d'occhi quando risponde negativamente. Il medico del Pronto soccorso aveva infatti affermato che non era possibile far rimanere alcun accompagnatore in reparto e il parente non si era così premurato di chiamare un'agenzia che fornisse assistenza notturna in ospedale. Le infermiere avvisano il parente che sono pronte a sedare il signor T. in caso dia segno di comportamenti preoccupanti.
La prima notte del signor T. : le infermiere si convincono a cambiare la stomia del signor T. solo alle prime ore del mattino, quando egli è oramai bagnato fradicio fino al collo e ha reso inservibili biancheria e pigiama. Lo vestono con una giacca pulita che lasciano sbottonata e quando egli domanda di poter andare al gabinetto (a tre metri di distanza dal letto) esse rispondono negativamente e lo dotano di un pannolone in cui potrà "fare tutto ciò che vuole" e alzano le sbarre della sponda del letto.
La mattina dopo il parente trova il signor T. con la flebo messagli la sera prima, desideroso di tornarsene a casa e privo di una sacca da notte (tale capiente sacca viene solitamente collegata da un lungo tubo alla stomia e appesa al letto, per fare in modo che le urine si raccolgano in essa durante la notte e la persona interessata non debba alzarsi a svuotare la stomia interrompendo le ore di sonno). Le infermiere dicono che la notte il paziente è stato un poco agitato. All'O.B.I. è possibile visitare i propri cari solo dalle 8.00 alle 9.00 al mattino, per cui il parente è presto invitato a uscire. Prima di andare fa presente che la stomia è da vuotare e chiede quando potrà parlare con un dottore.
La risposta è che il dottore visita dalle 9.00 alle 13.00 e dopo le 13.00 gli si potrà parlare.
Il parente viene riammesso all'O.B.I. alle 13.00 spaccate, trova il signor T. totalmente sbrodolato perché nessuno l'ha assistito a pranzo. L'ultima camicia pulita così è ormai perduta. Ora alla stomia è collegata una sacca da flebo non adatta alla stomia, che poggia a terra completamente piena. Il parente suona il campanello e dopo qualche tempo la sacca viene sostituita con un'altra ancor meno adatta. Al medico (non lo stesso del giorno prima) mancano tre letti alla fine del giro, ma dice che "passerà tra un pochino". Alle 14.30 il medico non è ancora passato a visitare il signor T. e il parente viene invitato a uscire. Questi dice che non uscirà prima di aver parlato col medico per conoscere i provvedimenti da prendere per la sera. L'infermiera risponde che andrà ad avvisare il medico. Dopo una decina di minuti il parente trova il medico al computer nello studio dell'O.B.I. e l'infermiera che avrebbe dovuto avvisarlo accanto a lui. Solo in quel momento l'infermiera fa presente al dottore la richiesta del parente. Al che il medico interroga il parente, poi sentenzia che il signor T. non verrà dimesso in giornata perché i suoi esami non vanno affatto bene e bisogna farne immediatamente di nuovi e quando si potrà si vedrà in quale reparto eventualmente ricoverarlo. Anche a questo colloquio il dottore afferma che "l'assistenza notturna non è assolutamente necessaria".
Il parente se ne va e ritorna alle 18.30, trovando il signor T. sempre con lo stesso pannolone e con le sbarre alzate. Lo assiste durante la cena e lo saluta alle 20.00.
La seconda notte del signor T. : sotto lo sguardo sconvolto del suo vicino di letto, il signor T. deciso ad alzarsi abbassa le sbarre del proprio letto sfruttando le forze risparmiate durante le lunghe ore diurne passate in posizione semi-orizzontale e così facendo si strappa la flebo dal braccio destro e la stomia e i tutori, collegati alla sacca attaccata al letto.
Una volta in piedi muove i primi fatidici passi verso la libertà, ma un'infermiera tenta di fermarlo e riscontrando resistenza lo seda.
Il parente giunge alle 8.00 trovando il signor T. in come ben potete immaginare pietose condizioni. Presenta un bel livido sul braccio sedato, non è in condizioni di parlare con facilità a causa dei sedativi, corde di garza gli legano i polsi ed è ancora in attesa che gli rimettano i tutori e la stomia.
Infine viene portato fuori del Pronto soccorso per non rientrarci più (almeno per oggi), i tutori vengono cambiati in sala operatoria e per le 12.00 il signor T. è sistemato in una confortevole stanza di Urologia con tanto di nuova flebo e finalmente la possibilità di ricevere l'assistenza diurna della famiglia e quella notturna di una persona retribuita.
Piaciuta la storia? Sicuramente il protagonista non la trova molto apprezzabile.
Cosa si può imparare sull'ospedale, sull'O.B.I. soprattutto, da questo aneddoto? Quante altre testimonianze come questa potrebbero essere scritte? Quanti articoli che invece sui nostri giornali non compaiono?
Spero tante cose, tanti articoli, tante situazioni da denunciare, tante risoluzioni da prendere. Mi auguro che da questa mia potrà nascere un vostro contributo. Un inizio.
Distinti saluti,
un parente
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